Le relazioni abusanti possono avere conseguenze significative sulla salute mentale e fisica di chi le subisce, e spesso queste conseguenze non si esauriscono con la fine della relazione. Una delle dinamiche che può manifestarsi proprio nella fase successiva alla separazione è la campagna diffamatoria: una tattica con cui l’abusante cerca di mantenere controllo sulla ex vittima diffondendo informazioni false, private o dannose sul suo conto, sia in ambito privato che pubblico.

Le forme più comuni

La campagna diffamatoria può assumere diverse forme, tra cui:

  • inventare pettegolezzi per screditare la vittima
  • attribuire alla vittima la responsabilità della fine della relazione
  • condividere foto o video intimi senza consenso
  • strumentalizzare i figli in comune per attaccare la vittima
  • isolare socialmente la vittima da amici, parenti e ambiente lavorativo

Le conseguenze

Gli effetti di una campagna diffamatoria possono estendersi ben oltre il piano personale, arrivando a compromettere in modo duraturo la reputazione e la carriera della persona coinvolta. In alcuni casi, la letteratura sul tema associa questo tipo di dinamica a un aumento del rischio di episodi di bullismo, violenza o grave sofferenza psicologica per la vittima.

Il ruolo delle “scimmie volanti”

Un elemento che aumenta la portata della campagna diffamatoria è il coinvolgimento di terze persone, spesso definite in letteratura “scimmie volanti”: individui che si uniscono, consapevolmente o meno, alla diffusione delle informazioni false. Non si tratta necessariamente di persone vicine all’abusante — può trattarsi anche di persone della cerchia della vittima stessa, che finiscono per amplificare la narrazione senza rendersi conto del ruolo che stanno giocando. La loro partecipazione, anche involontaria, aumenta significativamente la portata e l’efficacia della campagna.

Nel complesso, l’obiettivo della campagna diffamatoria è duplice: danneggiare la reputazione della vittima e isolarla socialmente, inducendo vergogna ed evitamento dei contatti per timore di ulteriori danni.

I limiti dell’inferenza

Va precisato che non ogni conflitto post-separazione, e non ogni commento negativo su un ex partner, costituisce una campagna diffamatoria in senso proprio. Il concetto descrive un pattern sistematico e finalizzato al controllo, non un episodio isolato di sfogo o disaccordo dopo la fine di una relazione. Allo stesso modo, il coinvolgimento di terze persone in una narrazione critica verso una delle due parti non implica automaticamente il ruolo di “scimmia volante”: la letteratura descrive una dinamica riconoscibile nel suo insieme, non un’etichetta da applicare a singoli comportamenti isolati o a singole persone sulla base di un solo elemento. Una lettura corretta richiede di considerare il quadro complessivo della situazione, non singoli indizi presi separatamente.

Conclusione

La campagna diffamatoria è una dinamica che può prolungare gli effetti di una relazione abusiva ben oltre la sua conclusione formale, coinvolgendo spesso persone terze che ne amplificano, anche inconsapevolmente, la portata. Riconoscerne il funzionamento può aiutare a leggere con maggiore chiarezza situazioni che, viste dall’esterno, appaiono altrimenti come semplici conflitti personali.

Fonti

  • Shannon Thomas, Guarire dall’abuso nascosto, Eternity, 2016
  • Les Carter, Difendersi dai narcisisti, TEA, 2010
  • Lundy Bancroft, Uomini che maltrattano le donne, Vallardi, 2013
  • Shahida Arabi, Become the Narcissist’s Nightmare, SCW Archer Publishing, 2016